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Windows rallenta l'SSD ecco come recuperare la velocità

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Un disco a stato solido perde prestazioni se Windows non è configurato correttamente. Scopriamo i parametri di sistema da modificare per velocizzarlo
impostazioni SSD

Installare un sistema operativo nuovo su un disco a stato solido moderno regala la sensazione di avere un computer imbattibile. L'avvio avviene in pochi secondi, le applicazioni si aprono istantaneamente e tutto scorre fluidamente. Purtroppo, dopo qualche mese di aggiornamenti, installazioni di programmi e navigazione web intensiva, le prestazioni iniziano a calare. Il sistema operativo di Microsoft porta con sé configurazioni predefinite pensate per funzionare su ogni tipo di hardware, inclusi i vecchi dischi meccanici. Questo significa che, senza un intervento mirato, l'unità viene sottoposta a cicli di scrittura inutili e a processi in background che ne riducono la velocità e l'aspettativa di vita.

Modificare le impostazioni giuste permette di mantenere l'unità scattante. Non serve installare suite di ottimizzazione pesanti. Basta agire sui parametri integrati nel sistema e disattivare i servizi superflui che tengono il disco sotto sforzo costante.

Come scritto in due guide diverse, è infatti possibile far tornare veloce un vecchio portatile comprato qualche anno fa e dare nuova vita a un PC vecchio cambiando poche parti, tra cui sopratutto l'hard disk.

La differenza tra SSD e Hard disk più importante è che mentre gli SSD non utilizzano componenti meccanici in movimento, ma sono memorie solide la cui lettura è molto più veloce rispetto a quella di una testina su disco.

Chi possiede un computer con SSD deve però anche modificare la configurazione di Windows in modo da ottimizzare la velocità dell'unità a stato solido, sopratutto per mantenerle integre per più tempo possibile.
Il problema delle SSD è che, se usate male, degradano velocemente perdendo quella velocità iniziale.

Il comando essenziale per la manutenzione

Il cuore del mantenimento delle prestazioni di un disco a stato solido si chiama TRIM. Si tratta di un comando che comunica al controller dell'unità quali blocchi di dati non sono più in uso e possono essere cancellati internamente. Senza questo processo, ogni nuova scrittura richiederebbe prima una cancellazione del dato precedente, rallentando le operazioni di scrittura.

Di norma, le versioni recenti di Windows abilitano questa funzione in automatico, ma un controllo di sicurezza è necessario. Per verificare lo stato del comando, è sufficiente aprire il Prompt dei comandi eseguendolo come amministratore e digitare fsutil behavior query DisableDeleteNotify premendo poi Invio. Se il risultato mostra un valore pari a zero, significa che il sistema sta gestendo correttamente la pulizia dei blocchi vuoti. Se invece compare il numero uno, occorre attivarlo immediatamente digitando fsutil behavior set DisableDeleteNotify 0.

Spegnere i servizi di sistema obsoleti

Esiste un servizio di Windows, storicamente noto come Superfetch e oggi rinominato in SysMain, progettato per precaricare in memoria i programmi usati più di frequente. Su un disco meccanico tradizionale, questa anticipazione fa una differenza enorme. Su un'unità a stato solido moderna, con velocità di lettura elevate, il precaricamento diventa un processo ridondante. Spesso, SysMain finisce per generare un utilizzo del disco fisso al 100%, bloccando momentaneamente l'intero sistema.

Per disattivarlo, basta premere la combinazione di tasti Win+R, digitare services.msc e cercare SysMain nella lista. Cliccando due volte sul nome, si deve modificare il tipo di avvio impostandolo su Disabilitato e arrestare il servizio in esecuzione. Lo stesso ragionamento si applica al servizio di indicizzazione dei file, ovvero Windows Search. Non conviene spegnerlo del tutto, altrimenti la barra di avvio smette di trovare i file, ma è saggio escludere dall'indice le cartelle di sistema e le unità in cui si salvano solo backup o archivi pesanti.

LEGGI ANCHE: Quali Servizi Windows si possono disabilitare per velocizzare il PC

Risparmiare gigabyte e scritture inutili

Ogni volta che si manda il computer in sospensione ibrida o si utilizza l'avvio rapido, il sistema operativo riversa l'intero contenuto della memoria RAM sul disco all'interno di un file chiamato hiberfil.sys. Su un computer desktop sempre collegato alla corrente, questa operazione spreca decine di gigabyte di spazio e consuma i cicli di scrittura dell'unità per nulla. Disattivare l'ibernazione restituisce immediatamente lo spazio occupato e alleggerisce il carico di lavoro del controller.

Basta aprire il Prompt dei comandi come amministratore e digitare powercfg.exe /hibernate off.

Anche la telemetria di Microsoft invia costantemente pacchetti di dati sui server remoti, registrando log sull'unità principale. Per bloccare questa emorragia invisibile in background e spegnere le funzioni di tracciamento, suggeriamo di prendere la rotta di Navigaweb affidandosi a un piccolo strumento portatile come O&O ShutUp10++. Questo eseguibile gratuito permette di chiudere tutte le comunicazioni superflue del sistema operativo con un solo clic, senza dover navigare tra le chiavi del registro, riducendo drasticamente le scritture silenziose sul disco.

Ottimizzazione della cache di scrittura

Windows gestisce il modo in cui i dati vengono scritti sul disco per evitare perdite di informazioni in caso di blackout. Tuttavia, l'impostazione di default potrebbe non essere la più veloce per un SSD. Esiste un'opzione che permette al sistema di memorizzare temporaneamente i dati in RAM prima di scriverli fisicamente sul disco, accelerando notevolmente le operazioni di trasferimento file.

Per attivare questa funzione, occorre aprire Gestione Dispositivi, espandere la sezione Unità disco e fare clic destro sul proprio SSD selezionando Proprietà. Nella scheda criteri, bisogna assicurarsi che la voce Cerca l'opportunità di disattivare l'operazione di scrittura per migliorare le prestazioni sia selezionata. Questa modifica riduce i tempi di attesa durante il salvataggio di file di grandi dimensioni.

Piani di alimentazione e prestazioni

I profili di risparmio energetico di Windows spesso limitano l'alimentazione fornita al bus PCIe, dove risiedono i dischi NVMe. Questo può portare a micro-lags o a una velocità di risposta non ottimale durante l'apertura di programmi pesanti. Passare a un profilo più aggressivo elimina queste limitazioni.

Cercando Scegli un piano energetico nel menu Start, è possibile selezionare Prestazioni elevate. Se l'opzione non è visibile, si può creare un profilo personalizzato impostando la gestione dell'alimentazione del PCI Express su Disattivazione risparmio energetico. Questo assicura che il disco sia sempre pronto a rispondere alla massima velocità senza dover uscire da stati di basso consumo.

Ottimizzazione delle unità e deframmentazione

Circola ancora la falsa convinzione che l'utilità di deframmentazione di Windows debba essere disattivata per evitare danni. Nelle versioni attuali, lo strumento si chiama Ottimizza unità ed è in grado di riconoscere la natura del disco. Quando rileva un'unità a stato solido, non avvia una deframmentazione meccanica, ma invia un comando TRIM forzato per fare pulizia profonda delle celle.

Lasciare attiva l'ottimizzazione programmata con cadenza settimanale garantisce che i blocchi di memoria vengano riorganizzati in modo corretto. È sufficiente cercare Ottimizza unità nel menu Start e verificare che l'impostazione pianificata sia attiva per il disco di sistema.

Lo spazio non allocato e l'Over-Provisioning

Riempire l'unità fino all'ultimo megabyte è il modo più rapido per degradare le prestazioni. I controller interni hanno bisogno di spazio vuoto per spostare i dati temporanei e gestire l'usura delle celle di memoria in modo uniforme. I produttori hardware forniscono programmi dedicati per gestire l'Over-Provisioning, che riserva preventivamente una porzione del disco, impedendo al sistema operativo di occuparla.

Chi possiede dischi di marchi noti dovrebbe sempre installare il software proprietario corrispondente. Programmi gratuiti come Samsung Magician oppure Crucial Storage Executive permettono di impostare l'Over-Provisioning con un cursore. Riservare circa il 10% dello spazio totale allunga la vita dell'hardware e mantiene la velocità di scrittura costante nel tempo.

Per finire, è molto utile usare i programmi per ottimizzare e gestire la SSD, in modo da controllare lo sato di salute e rendere automatiche le configurazioni viste sopra.

Altro da controllare

  • Temperature operative. Le unità M.2 NVMe moderne scaldano molto sotto sforzo. Oltre i 70 gradi entrano in protezione termica e tagliano le velocità. Aggiungere un dissipatore in alluminio sulla scheda madre risolve il problema.
  • Aggiornamento del Firmware. Anche il microchip integrato sul disco riceve aggiornamenti dal produttore per correggere bug e migliorare l'allocazione dei dati. Vanno installati tramite i software proprietari citati in precedenza.
  • Il file di paging. Disattivare la memoria virtuale per risparmiare scritture causa crash improvvisi in programmi esosi di RAM. Meglio lasciarlo gestire al sistema oppure impostare una dimensione fissa minima per evitare ridimensionamenti continui.
  • Le porte sulla scheda madre. Spesso un disco non raggiunge le velocità dichiarate perché inserito nello slot M.2 sbagliato. Bisogna controllare il manuale della scheda madre per utilizzare lo slot collegato direttamente al processore e non quello gestito dal chipset secondario.





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