Recuperare dati da PC morto o disco rotto: strumenti gratuiti e professionali
Quando un computer smette improvvisamente di dare segni di vita o un disco rigido sembra svanito nel nulla, la reazione immediata è il panico. Anni di foto, documenti fiscali e progetti di lavoro sembrano persi irrimediabilmente. Tuttavia, nella stragrande maggioranza dei casi, i dati sono ancora lì, integri, in attesa solo di essere letti con la procedura corretta.
Spesso il guasto non riguarda l'archivio (il disco), ma il computer che lo ospita, oppure si tratta di un errore logico che rende i file invisibili al sistema operativo ma non cancellati fisicamente. In questa guida tracciamo la rotta di Navigaweb attraverso le procedure tecniche più efficaci per recuperare i file, distinguendo nettamente tra problemi fisici e logici e suggerendo gli strumenti giusti per ogni scenario, dai più accessibili a quelli usati dai tecnici.
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Regola Zero: Fermare ogni operazione
Prima di iniziare, esiste un imperativo categorico: se si sospetta un danno al disco, bisogna smettere di usarlo all'istante.
- In caso di file cancellati: Non salvare nulla di nuovo su quell'unità. Ogni nuovo salvataggio (anche solo navigare su internet con quel PC) sovrascrive fisicamente i settori che contengono i dati da recuperare.
- In caso di rumori meccanici: Se il disco emette clic, ronzii ritmici o cigolii, spegnere tutto. Nessun software può riparare un danno meccanico alle testine o al motore. Continuare ad accenderlo significa trasformare un recupero costoso in un recupero impossibile. In questo scenario, l'unica strada è un centro specializzato in camera bianca.
Scenario 1: Il PC è guasto ma il disco è sano
Se il computer non si accende (scheda madre bruciata, alimentatore rotto, schermo nero), ma il disco fisso funzionava correttamente fino all'ultimo momento, i dati sono salvi. Bisogna solo estrarli dal "guscio" rotto.
L'insidia della crittografia BitLocker
Prima di smontare qualsiasi cosa, è necessario verificare un dettaglio cruciale spesso ignorato. I moderni portatili con Windows 10 e 11 attivano spesso la crittografia BitLocker in automatico. Se si collega il disco a un altro PC, i dati risulteranno illeggibili senza la chiave di ripristino. È fondamentale recuperare la chiave di 48 cifre accedendo al proprio account Microsoft da un altro dispositivo (smartphone o tablet) alla pagina dedicata alle chiavi di recupero BitLocker.
Metodo A: L'uso di un adattatore esterno
Questa è la via hardware più diretta. Si estrae l'unità di memoria e la si legge altrove.
In base al tipo di disco installato sul nostro computer possiamo usare i seguenti formati di case per dischi esterni:
- Case da 2.5 pollici (per SSD e HDD)
- Case HDD da 3.5 pollici (per HDD)
- Case M.2 NVMe
- Rimuovere il disco dal computer guasto. Attenzione a distinguere il tipo di connessione: i vecchi dischi sono SATA (rettangolari grossi), i moderni SSD sono NVMe M.2 (simili a barrette di RAM).
- Procurarsi un adattatore USB specifico: un cavo SATA-to-USB o un box (enclosure) per NVMe M.2. Sono strumenti economici reperibili in qualsiasi negozio di elettronica online.
- Collegare l'adattatore a un computer funzionante. Se il disco non ha danni fisici, verrà montato come una comune chiavetta USB e si potranno copiare i file.
Metodo B: Linux Live USB (Senza smontare nulla)
Se non si vuole aprire il computer (magari ancora in garanzia) e il PC si accende ma Windows non carica, si può utilizzare un sistema operativo su chiavetta.
Basta scaricare una distribuzione leggera come Linux Mint o Ubuntu, scriverla su una chiavetta USB usando un programma come Rufus e avviare il PC rotto da USB (solitamente premendo F12, F2 o ESC all'accensione). Selezionando la modalità "Prova senza installare", si avrà accesso a un desktop funzionante da cui esplorare il disco interno e salvare i dati su un hard disk esterno.
Metodo C: Creare chiavetta USB con Windows PE
Se il disco interno non è facilmente rimovibile dal PC (per esempio sui nuovi portatili monoscocca) possiamo tentare il recupero dei file dal disco rotto utilizzando l'ambiente di ripristino Windows PE, molto simile a Windows ma funzionante da chiavetta USB.Per lo scopo possiamo utilizzare AOMEI PE Builder, un tool gratuito che permette di creare velocemente un Live CD o un Live USB di Windows PE adatto allo scopo.
Per procedere connettiamo una chiavetta USB vuota (da almeno 16 GB) su un PC funzionante, avviamo il programma AOMEI PE Builder, scegliamo cosa creare e attendiamo la fine del processo. Non appena la chiavetta è pronta inseriamo la chiavetta USB sul computer con il disco rotto o non funzionante, cambiamo l'ordine di boot e attendiamo la comparsa dell'ambiente di Windows PE, così da poter recuperare i file direttamente con l'Esplora file presente all'interno del sistema portatile.
Possiamo approfondire l'argomento leggendo la nostra guida Avviare Windows da DVD o USB Live, senza fare installazione.
Scenario 2: Il disco viene rilevato ma è "vuoto" o inaccessibile
Se collegando il disco Windows chiede di formattarlo o lo etichetta come RAW, è vietato formattare. Questo errore indica che l'indice dei file è corrotto, ma i dati veri e propri sono spesso ancora lì. Qui servono i software di recupero.
I "Pronto Soccorso" per file cancellati
Questi software sono indicati per recuperi veloci da SD card, USB o dischi con errori lievi.
- Recuva: Rimane il punto di partenza gratuito per eccellenza. Non ha la potenza dei tool forensi, ma è immediato e senza limiti nella versione free. Ideale per recuperare foto cancellate per sbaglio.
- Disk Drill: Molto apprezzato per l'interfaccia moderna. La versione gratuita consente di scansionare e vedere l'anteprima di tutto ciò che è recuperabile, ma applica un limite (solitamente 500MB) al salvataggio effettivo su Windows. Ottimo come strumento diagnostico.
- DMDE: Meno noto al grande pubblico ma estremamente efficace. L'interfaccia è complessa e datata, ma la sua capacità di ricostruire directory su dischi corrotti supera quella di molti software a pagamento costosi. La versione gratuita ha limiti sulla quantità di file recuperabili in un solo click, ma non sulla dimensione, rendendolo perfetto per chi ha pazienza.
Gli specialisti Open Source
Quando i programmi commerciali falliscono, ci si affida a strumenti che lavorano a basso livello.
TestDisk e PhotoRec rappresentano una coppia storica. TestDisk è progettato per riparare la tabella delle partizioni: se un disco è diventato RAW, questo tool può farlo tornare leggibile in pochi secondi riscrivendo la geometria del disco. PhotoRec, invece, ignora il file system e cerca le "firme" digitali dei file (immagini, video, documenti) settore per settore. Il risultato sarà un mucchio di file con nomi generici (es. f1234.jpg) ma perfettamente apribili.
L'approccio per dischi con settori danneggiati
Se il disco è estremamente lento, blocca il computer o ha settori danneggiati, i normali programmi di copia falliranno. In questo caso non bisogna tentare di copiare i singoli file, ma creare un'immagine "clonata" del disco.
Lo strumento migliore oggi per questo scopo è OpenSuperClone (o il suo predecessore HDDSuperClone). A differenza dei normali software di clonazione, è progettato per saltare le aree illeggibili senza bloccarsi, copiando prima tutto ciò che è sano e tentando solo alla fine di leggere i settori difettosi con algoritmi specifici. Una volta ottenuta l'immagine su un disco sano, si potranno usare i software di recupero citati sopra sull'immagine stessa, senza stressare ulteriormente il disco rotto.
Un'alternativa più accessibile dotata di interfaccia grafica è Rescuezilla, che permette di creare immagini di backup avviando il PC da chiavetta USB, utile se non si ha dimestichezza con la riga di comando di Linux.
Domande sul recupero dati
Quanto costa la camera bianca?
Se il danno è fisico (testine, motore, elettronica bruciata), nessun software può agire. I laboratori specializzati in Italia hanno prezzi che nel 2025 oscillano mediamente tra i 300€ e i 1000€, a seconda della complessità e dell'urgenza. Diffidare da chi propone interventi meccanici a poche decine di euro.
SSD e Hard Disk: cambia la procedura?
Sì. Sugli SSD moderni, quando si cancella un file, entra in funzione il comando TRIM che azzera elettricamente le celle di memoria per mantenere le prestazioni alte. Questo rende il recupero di file cancellati da SSD molto più difficile rispetto ai vecchi dischi meccanici. La tempestività nello spegnere il dispositivo è l'unico fattore che può fare la differenza.
Perché alcuni file recuperati non si aprono?
Se un software restituisce un file delle dimensioni corrette che però non si apre, significa che il file è corrotto internamente o frammentato. In questi casi, tentare una scansione profonda con PhotoRec (o spuntando l'opzione "Deep Scan" in altri software) può dare risultati migliori, poiché cerca di ricostruire il file basandosi sul suo contenuto grezzo anziché sulla sua posizione logica.
In questi casi vale il detto "prevenire è meglio che curare": creiamo regolarmente dei backup dei file personali e del sistema Windows, da salvare su un disco esterno o direttamente su OneDrive, come visto nelle nostre guide su come salvare documenti importanti su Windows e su come attivare il backup automatico di Windows 10 e 11.
Se il problema è il sistema operativo possiamo provare a ripristinarlo come visto nella guida su come ripristinare Windows con nuova installazione senza perdere dati personali.
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