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Risolvere i rallentamenti del disco e dei trasferimenti file

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Cause hardware e le impostazioni di Windows per ripristinare le prestazioni del disco, a caricare file e trasferire dati velocemente
problemi disco

Abbiamo appena acquistato un nuovo fiammante drive esterno, lo colleghiamo al PC e avviamo il trasferimento di una cartella da 50 Gigabyte piena di video e foto. Per i primi secondi l'indicatore di Windows segna velocità elevatissime, superando i 500 Megabyte al secondo. All'improvviso, la linea del grafico crolla verticalmente. La velocità si assesta sui 15 Megabyte al secondo, il tempo stimato schizza a diverse ore e l'intero sistema operativo inizia a rispondere a scatti. Gestione Attività mostra il disco fisso occupato al 100 per cento, sebbene il reale transito di dati sia minimo.

Questo scenario frustrante rappresenta la quotidianità per moltissimi utenti. Puntare il dito contro un guasto meccanico del dispositivo risulta spesso fuorviante, poiché i colli di bottiglia moderni si nascondono in scelte ingegneristiche al risparmio da parte dei produttori di hardware e in alcuni comportamenti molto aggressivi del sistema operativo. Per sbloccare la situazione occorre analizzare le dinamiche fisiche delle memorie attuali e intervenire in modo mirato sulle impostazioni, abbandonando i vecchi miti della deframmentazione per concentrarsi sui veri colpevoli del rallentamento.

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L'inganno delle memorie SSD economiche e la cache esaurita

Il mercato attuale dell'archiviazione è inondato da unità SSD che promettono velocità strabilianti scritte a caratteri cubitali sulle confezioni. Esiste però un dettaglio che i produttori omettono volentieri nelle schede prodotto. Gran parte di questi drive utilizza memorie di tipo QLC, estremamente dense ma fisicamente molto lente nella scrittura continua. Per mascherare questa lentezza, viene implementata una piccola porzione di memoria superveloce chiamata cache SLC. Finché i dati vengono scritti in questa area ristretta, le prestazioni risultano eccellenti.

Il blocco si verifica nel momento esatto in cui questa cache si riempie. Durante il trasferimento di file di grandi dimensioni, l'unità non fa in tempo a svuotare la memoria rapida e i dati iniziano a cadere direttamente nelle celle QLC lente. Il risultato è un crollo delle prestazioni che porta un moderno disco a stato solido a viaggiare a velocità inferiori rispetto a quelle di un vecchio disco meccanico di dieci anni fa. Per mitigare questo limite hardware, conviene disabilitare lo svuotamento della cache in scrittura di Windows. Accedendo a Gestione dispositivi, facendo clic con il tasto destro sull'unità disco e selezionando Proprietà, è possibile raggiungere la scheda Criteri. Togliere la spunta dall'opzione per disattivare lo svuotamento della cache buffer può restituire un po' di respiro ai trasferimenti più pesanti.

Ci sono anche dei programmi per misurare le prestazioni e lo stato di salute di un disco, come Crystal Disk, semplice da usare.

Il peso di Windows Defender sui piccoli file

Spostare un singolo file video da 10 Gigabyte impegna il sistema in modo molto diverso rispetto al trasferimento di diecimila piccole fotografie che, sommate, raggiungono lo stesso peso. Nel secondo caso intervengono i controlli di sicurezza in tempo reale del sistema operativo. L'antivirus integrato di Windows si frappone letteralmente tra il disco di origine e quello di destinazione, analizzando ogni singolo pacchetto in cerca di minacce. L'apertura e la chiusura continua di migliaia di micro-file generano un ritardo enorme, che abbatte i tassi di trasferimento e satura il processore.

La soluzione in questi frangenti richiede una modifica temporanea ma essenziale. Nelle impostazioni di sicurezza di Windows occorre inserire la cartella di origine o l'intero drive esterno all'interno della lista delle esclusioni dell'antivirus. In questo modo il sistema operativo ignorerà i file durante il transito, permettendo al controller di esprimere la massima velocità possibile. Si tratta di un'operazione da eseguire esclusivamente quando si movimentano dati sicuri, come i propri backup personali, ricordandosi di ripristinare i controlli al termine dell'operazione.

Il caos dei cavi e delle porte USB

Un altro elemento in grado di strozzare pesantemente il passaggio dei file riguarda l'infrastruttura di collegamento. L'introduzione dello standard Type-C ha generato una confusione notevole tra i consumatori. I cavi forniti in dotazione con gli smartphone, pur potendosi incastrare perfettamente nei drive esterni e nelle porte del computer, nascono quasi esclusivamente per la ricarica energetica. Al loro interno possiedono cablaggi limitati al vecchio protocollo USB 2.0, capace di trasportare al massimo 40 Megabyte al secondo nel mondo reale.

Utilizzare un cavo sbagliato trasforma la migliore unità di archiviazione in un dispositivo obsoleto. Verificare che il cavo riporti la dicitura 10 Gbps o 20 Gbps stampata sul connettore diventa un passaggio obbligato. Inoltre occorre prestare attenzione alle porte frontali dei case dei computer fissi. Spesso queste interfacce si collegano alla scheda madre tramite prolunghe interne di scarsa qualità che disperdono il segnale e inducono il sistema ad abbassare le velocità per evitare la corruzione dei dati. Collegare i dispositivi direttamente sul retro del PC, direttamente sulle porte della scheda madre, garantisce sempre una maggiore stabilità.

Abbandonare l'Esplora Risorse per i trasferimenti massivi

Il motore di copia integrato in Windows mostra evidenti segni di invecchiamento ed è noto per la sua inefficienza nella gestione degli errori. Se un singolo file risulta illeggibile o bloccato da un altro processo, l'intero trasferimento si arresta in attesa di un intervento umano, magari dopo aver lasciato il computer a lavorare da solo per l'intera notte. Affidarsi a programmi per copiare file più veloce di terze parti sviluppati appositamente per questa mansione cambia radicalmente i tempi di attesa.

TeraCopy si integra perfettamente nel sistema operativo sostituendo la finestra di dialogo predefinita. La sua forza risiede nell'algoritmo di verifica. Al termine dell'operazione calcola in automatico l'integrità dei dati spostati, saltando i file problematici per riproporli in un secondo momento sotto forma di lista, senza mai interrompere la coda principale. Risulta un programma eccellente per tenere sotto controllo i backup aziendali o gli archivi fotografici.

FastCopy adotta un approccio molto più severo, puntando esclusivamente sulle prestazioni assolute senza badare troppo all'estetica dell'interfaccia. Questo applicativo legge e scrive in grandi blocchi continui, escludendo quasi del tutto l'intervento delle librerie standard di Windows. Quando l'Esplora Risorse si blocca irrimediabilmente, impostare un buffer di memoria elevato in questo programma rappresenta la rotta di Navigaweb per forzare il completamento dell'operazione bypassando in tronco i limiti del sistema operativo e ignorando le strozzature software.

Altre cause di disco lento

  • Surriscaldamento dei drive NVMe: I moderni moduli interni raggiungono temperature molto elevate durante le scritture prolungate. Raggiunta la soglia termica di guardia, i dispositivi tagliano drasticamente la velocità per evitare la fusione dei componenti. Installare un dissipatore metallico sulla scheda madre previene questo crollo prestazionale noto come thermal throttling.
  • Indicizzazione di sistema invadente: Al primo inserimento di un archivio esterno, il servizio Windows Search avvia la lettura invisibile di tutto il contenuto per aggiornare il proprio database di ricerca. Sospendere temporaneamente il servizio dalla gestione di Windows libera immediatamente una grossa fetta di banda in lettura.
    Siccome ci sono programmi migliori per fare la ricerca di file in un computer, disattivare l'indicizzazione in Windows 10 e Windows 11 è sempre una cosa da fare.
  • Deframmentazione e usura: I dischi a stato solido non traggono alcun beneficio dalla ricollocazione fisica dei settori, anzi, subiscono un logoramento inutile delle celle. I rallentamenti su queste memorie non derivano mai dalla frammentazione, motivo per cui i tool di ottimizzazione moderni si limitano a inviare il comando TRIM per svuotare i blocchi scartati.
    Per saperne di più, vedi come Ottimizzare SSD e Hard Disk: Guida a TRIM e Defrag
  • Protocollo UASP mancante: I box esterni economici destinati a ospitare dischi interni spesso non supportano il protocollo UASP (USB Attached SCSI Protocol). Questa mancanza obbliga il computer a gestire i trasferimenti in modo sequenziale anziché parallelo, abbattendo le prestazioni sui file piccoli. Scegliere sempre custodie certificate UASP fa una reale differenza.
  • Errori su disco: Se la deframmentazione non fosse vista come necessaria nella fase di analisi o comunque se non si rilevano miglioramenti di velocità e prestazioni anche dopo averla completata, può darsi che il disco abbia dei settori danneggiati e bisogna controllare errori disco con Chkdsk (Scan Disk)
  • Troppa attività del disco: Il computer potrebbe rallentare parecchio se ci sono caricamenti di dati continui e costanti. Di questo problema abbiamo parlato in un articolo specifico, spiegando come usare il task manager per controllare se se Windows rallenta perchè usa troppo il disco.

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Ho perso il conto di quante volte ho visto utenti disperati convinti che il loro nuovo SSD fosse difettoso perché, dopo dieci minuti di copia, la velocità crollava a livelli ridicoli. La verità è che siamo vittima di un marketing aggressivo: ci vendono "velocità di picco" che durano solo finché la cache non è piena, nascondendo che la memoria reale sottostante è lenta. Se dovessi darvi un consiglio spassionato, smettete di guardare solo i Gigabyte al secondo scritti sulla scatola. Se spostate grandi moli di dati, cercate dischi con memorie TLC o, meglio ancora, investite in unità con cache DRAM dedicata. Costa un po' di più, ma è l'unico modo per non trovarsi a fissare una barra di caricamento immobile mentre il PC decide di andare in letargo.

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