Automazione Android: App per creare task e routine automatiche

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Trasforma lo smartphone in un assistente autonomo. Come programmare attività, gestire notifiche e risparmiare batteria con strumenti avanzati
azioni automatiche android Avere uno smartphone Android significa avere un telefono che può fare le cose da solo e modificare le sue impostazioni automaticamente in base a certi eventi stabiliti. Ad esempio può essere che si voglia che quando si sta a casa, venga attivata la connessione wifi, che la notte si attivi la modalità Aereo, che quando si sta in viaggio siano disattivati GPS e Wifi per risparmiare batteria.

Usare uno smartphone moderno e continuare a disattivare manualmente il Wi-Fi uscendo di casa o abbassare il volume ogni volta che si entra in ufficio è un controsenso tecnologico. Abbiamo in tasca dispositivi con una potenza di calcolo superiore a quella dei computer di un decennio fa, eppure li utilizziamo spesso come terminali passivi che attendono i nostri input per ogni minima operazione. Il vero salto di qualità nell'esperienza Android avviene quando il dispositivo inizia a "capire" il contesto — dove ci troviamo, che ore sono, a quale rete siamo connessi — e agisce di conseguenza senza chiederci nulla. Configurare queste azioni non richiede competenze da sviluppatore, ma solo la scelta dello strumento giusto per definire la logica "se succede questo, allora fai quello".

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Prima di scaricare qualsiasi software, serve comprendere come ragionano questi applicativi per non trovarsi smarriti davanti a schermate vuote. Il funzionamento si basa quasi sempre su tre pilastri fondamentali: l'Attivatore (Trigger), l'Azione (Action) e il Vincolo (Constraint). L'attivatore è l'evento scatenante, come l'orario, la geolocalizzazione o la ricezione di un SMS specifico; l'azione è ciò che il telefono deve eseguire fisicamente, come inviare un messaggio o cambiare le impostazioni dello schermo; il vincolo è una condizione che deve essere vera affinché l'azione parta, ad esempio "solo se la batteria è sopra il 20%". Comprendere questo schema permette di padroneggiare qualsiasi app di automazione indipendentemente dall'interfaccia.

MacroDroid: L'equilibrio tra potenza e accessibilità

Nel panorama attuale, MacroDroid rappresenta la scelta più sensata per chi inizia ma vuole subito risultati concreti. A differenza di storici concorrenti diventati troppo criptici, questa applicazione mantiene un'interfaccia pulita che guida l'utente nella creazione delle macro attraverso un wizard passo-passo molto intuitivo. La forza risiede nella sua capacità di integrarsi profondamente con il sistema senza richiedere necessariamente i permessi di root, anche se per alcune funzioni avanzate (come il controllo dei dati mobili su Android 14 e successivi) potrebbe essere necessario concedere permessi speciali via ADB.

L'app permette di configurare fino a cinque macro gratuitamente, un numero sufficiente per testare se il sistema fa al caso proprio. Un esempio classico di utilizzo riguarda la sicurezza: è possibile impostare una macro che scatta una foto con la fotocamera frontale se qualcuno sbaglia il codice di sblocco, inviando poi l'immagine via email. Seguendo la rotta di Navigaweb verso un'ottimizzazione intelligente, MacroDroid si distingue per la chiarezza con cui gestisce le variabili, permettendo anche logiche complesse come la lettura vocale delle notifiche WhatsApp solo quando sono connesse le cuffie bluetooth.

In un altro articolo ho spiegato come usare Macrdroid per bloccare chiamate da numeri sconosciuti contro i call center.

Tasker: Per chi vuole il controllo assoluto

Non si può parlare di automazione senza citare Tasker. È lo standard storico, lo strumento più potente esistente su Android, ma anche quello con la curva di apprendimento più ripida. L'interfaccia è stata modernizzata negli anni, ma rimane un ambiente ostico per i neofiti. Tasker non è solo un'app, è quasi un linguaggio di programmazione visivo. Permette di creare vere e proprie mini-applicazioni (esportabili come file APK tramite il plugin App Factory) e di manipolare variabili di sistema che altri software non riescono nemmeno a leggere.

Il costo iniziale è basso, ma va considerato un investimento di tempo notevole. Tasker brilla nella creazione di scene personalizzate (interfacce grafiche sovrapposte) e nell'interazione con API esterne. È l'unica soluzione capace di gestire richieste HTTP complesse in background, permettendo al telefono di comunicare direttamente con server domotici come Home Assistant senza passare per cloud di terze parti. Va detto che Google, con ogni nuova versione di Android, tende a limitare l'accesso a funzioni profonde del sistema, costringendo lo sviluppatore di Tasker a trovare workaround sempre più creativi per mantenere le funzionalità intatte.

Automate: La programmazione a blocchi visivi

Per chi ha una mente visiva e preferisce vedere il flusso logico delle operazioni come in uno schema elettrico, Automate offre un approccio diverso basato su diagrammi di flusso. Invece di liste verticali di regole, si costruiscono grafici collegando blocchi funzionali con dei "fili". Questo rende molto semplice capire dove si interrompe un processo o perché una routine non parte, facilitando enormemente il debug.

La granularità dei blocchi è impressionante: si possono gestire singole query SQL, manipolare file a basso livello e utilizzare sensori specifici del dispositivo. La community interna è molto attiva e permette di scaricare "Flows" già pronti, modificabili poi secondo le proprie esigenze senza dover reinventare la ruota.

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IFTTT e l'automazione esterna

Mentre le app precedenti lavorano "dentro" il telefono, IFTTT (If This Then That) nasce per collegare il dispositivo col mondo esterno. Tuttavia, è necessario un appunto critico: il servizio è cambiato molto, spostando molte funzioni base dietro un abbonamento mensile e limitando la velocità di esecuzione per gli utenti gratuiti.

Rimane utile per collegare servizi web disparati (es. "Salva ogni allegato Gmail su Dropbox" o "Accendi le luci Philips Hue quando il GPS del telefono rileva che sono arrivato a casa"), ma per le automazioni interne al dispositivo (come gestire il Wi-Fi o il volume) risulta spesso inferiore e più lento rispetto a MacroDroid o Tasker, poiché richiede quasi sempre una connessione internet attiva per processare il comando sui loro server.

Gestione avanzata delle notifiche: BuzzKill

Spesso l'automazione non serve per "fare cose", ma per impedire che il telefono ci disturbi inutilmente. In questo campo BuzzKill è un piccolo gioiello focalizzato esclusivamente sulla gestione intelligente delle notifiche. Non fa tutto quello che fa Tasker, ma quello che fa lo fa meglio e con più semplicità.

Permette di creare regole come "Se ricevo un messaggio WhatsApp che contiene la parola 'Urgenza', fallo suonare anche se il telefono è silenzioso" oppure "Se ricevo più notifiche dalla stessa persona in 10 secondi, raggruppale e non far vibrare il telefono ogni volta". È un'app a pagamento una tantum, ma priva di abbonamenti e tracker pubblicitari, un aspetto raro che merita fiducia.

Dettagli sull'automazione Android

Per chiudere il cerchio sull'argomento, analizziamo alcuni aspetti critici che spesso vengono ignorati quando si approccia questo mondo e che determinano il successo o il fallimento delle automazioni:

Intanto, non sempre serve installare app di terze parti per ottenere risultati soddisfacenti. Gli smartphone Samsung integrano Modalità e Routine, un sistema nativo perfettamente ottimizzato che non consuma batteria aggiuntiva perché integrato direttamente nel framework del sistema operativo (One UI). Se si possiede un dispositivo Galaxy, questa dovrebbe essere la prima opzione da esplorare. Google offre qualcosa di simile con le Routine dell'Assistente, ma queste sono spesso legate ai comandi vocali e meno reattive agli eventi di sistema rispetto alle soluzioni dedicate.

  • Consumo energetico e GPS: Le app di automazione devono rimanere attive in background per "ascoltare" i sensori. Mentre l'impatto sulla CPU è ormai trascurabile, l'uso costante del GPS per routine basate sulla posizione può ridurre drasticamente l'autonomia. È preferibile usare il rilevamento delle celle telefoniche (Geofence basato su cella) invece del GPS satellitare per bilanciare precisione e consumi.
  • Permessi ADB (Android Debug Bridge): Molte funzioni potenti (come attivare/disattivare il GPS, cambiare la rete dati o uccidere app in background) sono state bloccate da Google per motivi di sicurezza nelle versioni recenti di Android. Per riabilitarle su app come MacroDroid o Tasker, è spesso necessario collegare il telefono al PC una tantum e inviare il comando WRITE_SECURE_SETTINGS. È una procedura sicura se fatta seguendo le guide ufficiali degli sviluppatori.
  • Il problema del "Battery Optimization": Il nemico numero uno dell'automazione è il sistema stesso di Android (specialmente su Xiaomi, Huawei e Samsung) che tende a chiudere forzatamente i processi in background per risparmiare memoria. Per far funzionare queste app in modo affidabile, è imperativo escluderle manualmente dalle liste di ottimizzazione batteria nelle impostazioni del dispositivo, altrimenti le routine smetteranno di funzionare dopo qualche ora di inattività.
  • Root vs No-Root: Avere i permessi di root non è più indispensabile come un tempo per l'automazione base, ma sblocca ancora potenzialità uniche, come la simulazione di tocchi fisici sullo schermo (input tap) o il riavvio automatico del dispositivo, azioni che altrimenti richiederebbero servizi di accessibilità spesso meno stabili.

In altri articoli le app per cambiare volume di suoni e suoneria su Android in modo automatico e quelle per automatizzare le connessioni WiFi con Android