Password per le app Google se l'accesso normale fallisce
Un account Google non serve solo per collegarsi a Blogger, a Gmail o a Youtube ma anche per accedere a tantissimi altri servizi esterni. Inoltre, con un account Google si possono acquistare applicazioni Android su Google Play, libri su Google Books e diverse altre cose come Google Pay.Quando viene richiesto l'accesso Google da un programma esterno come Google Chrome o un client Chat oppure per accedere da uno smartphone Android, si può creare una password specifica per l'applicazione, utilizzabile una sola volta e revocabile in qualsiasi momento.
La password specifica assicura un maggior livello di sicurezza all'account Google perchè non si corre mai il rischio che essa possa essere rubata.
Il requisito della doppia verifica
Prima di poter generare questa chiave secondaria, l'infrastruttura impone una condizione rigida. Il profilo deve essere protetto dall'autenticazione a due fattori. Se questa barriera aggiuntiva risulta spenta, i menu per autorizzare i software esterni rimangono del tutto invisibili e impossibili da cliccare.
Occorre andare nelle impostazioni di sicurezza generali e legare un numero di telefono o un'applicazione per i codici temporanei. Solo dopo aver blindato l'ingresso primario, l'interfaccia autorizza la creazione delle scorciatoie per i terminali minori.
Forzare la schermata per generare la chiave
La procedura di base richiede di entrare nella sezione Sicurezza, aprire la scheda della verifica in due passaggi e scorrere verso il basso per trovare l'impostazione dedicata. Spesso, però, l'opzione scompare nel nulla, specialmente se la doppia protezione è stata accesa da pochi minuti o se i server di Google stanno aggiornando i permessi del profilo.
Seguendo la rotta di Navigaweb, possiamo aggirare il labirinto delle impostazioni usando il link diretto alla pagina App Passwords. In alternativa, basta scrivere "Password per le app" nella barra di ricerca in alto al centro della pagina iniziale del proprio profilo. Questo passaggio forza l'apertura della schermata nascosta, saltando i percorsi di navigazione interrotti.
Creazione e inserimento del codice
Il pannello chiede di indicare un nome per identificare l'apparecchio, ad esempio "Telecamera giardino" o "Archivio NAS". Cliccando sul tasto di generazione, lo schermo mostra una stringa casuale di sedici lettere evidenziata in giallo.
Questo è il testo definitivo che andrà inserito all'interno del programma che si rifiutava di funzionare. Va incollato al posto della credenziale tradizionale. Anche se Google mostra le lettere separate da spazi per facilitare la lettura, la riga va digitata nel dispositivo tutta di seguito, ignorando gli spazi bianchi.
Dubbi comuni e limiti di sicurezza
Chi si scontra con i blocchi di accesso di Google solitamente riscontra questi scenari:
- Visualizzazione unica. La stringa di sedici lettere viene mostrata sullo schermo una sola volta. Se chiudiamo la finestra senza averla trascritta nel software di destinazione, non esiste un modo per recuperarla. Bisogna eliminarla dal pannello e produrne una nuova.
- Assenza di scadenza. Questi pass non hanno una data di fine validità. Rimangono attivi fino a quando non vengono revocati manualmente. Tuttavia, se cambiamo la password principale dell'account, tutte le chiavi secondarie vengono distrutte per isolare il profilo in caso di furto.
- Revoca selettiva. Se un tablet viene rubato o un vecchio client di posta non serve più, basta entrare nelle impostazioni e premere l'icona a forma di cestino accanto al nome assegnato a quell'apparecchio. La connessione per quel singolo terminale verrà interrotta senza disconnettere gli altri dispositivi.
Diario di bordo di Navigaweb
La transizione verso i protocolli moderni ha reso i server più protetti, ma ha creato un vero muro per chi deve gestire macchinari di rete. Seppellire l'opzione per generare queste chiavi nei sottomenu sembra un modo per spingere gli utenti a buttare via l'hardware vecchio e comprarne di nuovo. È frustrante quando una stampante che funziona ancora perfettamente smette di inviare email solo perché Google ha deciso di cambiare le regole del gioco. Finché esisteranno sensori e telecamere incapaci di gestire le finestre di conferma, questo bypass a sedici lettere resterà l'unico modo per non gettare nel cestino dispositivi ancora validi.
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