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Installare Google Drive come disco locale su PC e Mac

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Sincronizzare i file del cloud direttamente sul computer per un accesso rapido ai documenti online da esplora risorse e finder senza usare il browser
Google Drive web storage da 15GB

Gestire i documenti cloud tramite l'interfaccia web obbliga a continui passaggi di caricamento e scaricamento manuale. L'esigenza principale di chi elabora file online ogni giorno è avere i dati a disposizione direttamente all'interno delle cartelle del sistema operativo. Spostare i documenti con un semplice trascinamento in esplora file o nel finder cambia totalmente il modo di lavorare, velocizzando ogni singola procedura di salvataggio dei progetti.

Molti ricordano ancora la vecchia applicazione Backup e Sincronizzazione, ormai dismessa da tempo da Google per imporre un client unificato diventato via via più invadente. L'eseguibile attuale tende infatti a suggerire in modo aggressivo il salvataggio continuo di foto e cartelle del computer per esaurire in fretta i quindici gigabyte gratuiti dell'account. L'obiettivo nascosto spinge chiaramente gli utenti verso gli abbonamenti a pagamento per espandere lo spazio. Risulta indispensabile impostare le preferenze con estrema attenzione, allo scopo di evitare sprechi di memoria sul disco fisico interno e aggirare le configurazioni predefinite meno vantaggiose imposte dall'installatore.

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Ottenere l'applicazione ufficiale per ambienti desktop

Il punto di partenza richiede la visita alla pagina di download per procurarsi Google Drive per desktop. Il sito rileva in automatico il dispositivo in uso per erogare il file di setup esatto. Attualmente viene scaricata in autonomia la versione corretta per processori Intel e AMD oppure le varianti native per Apple Silicon e processori Snapdragon su macchine Windows, garantendo bassi consumi di batteria sui portatili moderni. L'installazione prosegue poi seguendo alcune indicazioni fisse.

  • Avviare il file scaricato confermando le richieste di autorizzazione del sistema operativo.
  • Ignorare le spunte iniziali che propongono di aggiungere scorciatoie sul desktop per la suite da ufficio, si tratta di strumenti spesso inutilizzati in forma di icona.
  • Al termine della copia dei file di base, attendere l'apertura automatica di una finestra del browser web.
  • Inserire la password dell'account Google per autorizzare l'accesso ai file remoti da parte del programma.

Completata questa trafila, il disco virtuale prende posto tra le unità fisiche della macchina. Sui sistemi operativi Microsoft assume una lettera di unità libera, solitamente la lettera G, mostrandosi come un normale hard disk collegato internamente nel pannello di navigazione a sinistra. Sui computer Apple si posiziona silenziosamente nella barra laterale del Finder, assieme alle abituali posizioni di rete condivise.

Scegliere la modalità di archiviazione dei dati

Il passaggio di maggior peso della configurazione riguarda l'assegnazione dello spazio di lavoro. Il pannello delle preferenze propone due metodi di gestione completamente opposti per trattare i documenti archiviati in remoto. Sbagliare questa selezione rischia di riempire totalmente lo spazio sul disco a stato solido locale, arrivando a bloccare il normale avvio della macchina.

Il flusso di file mantiene ogni singolo dato sui server dell'azienda madre. Il documento viene riversato nella memoria ram solo nel momento esatto in cui avviene il doppio clic per la sua apertura. Questa modalità assicura un risparmio netto di memoria sul dispositivo, rendendo il metodo perfetto per manipolare interi archivi storici senza occupare spazio prezioso nel computer. L'accesso richiede ovviamente una connessione a internet sempre attiva.

Il mirroring genera al contrario una copia esatta di ogni documento scaricandola interamente. Ogni modifica elaborata in assenza di rete si allinea con il server non appena si riattiva la connessione. Si tratta di un'impostazione indicata esclusivamente per i lavoratori in mobilità che affrontano lunghi viaggi aerei o attraversano zone prive di copertura cellulare, a patto di avere a disposizione unità di archiviazione interne molto capienti.

Il pericolo del caricamento di foto e cartelle personali

Durante le prime fasi di utilizzo, un riquadro a comparsa invita a inserire il backup automatico di cartelle locali come Documenti, Immagini e Desktop. Confermare tale richiesta genera un intasamento quasi istantaneo dello spazio gratuito legato al profilo personale. Qualsiasi video pesante parcheggiato per sbaglio sul desktop viene caricato a forza divorando in poche ore tutta la banda del modem di casa.

Conviene tenere sempre disattivate queste voci accedendo alle preferenze tramite l'icona nell'area di notifica in basso a destra su Windows o nella barra dei menu superiore sui sistemi Mac. Dalla scheda dedicata al proprio computer è sufficiente deselezionare ogni singola voce. Bisogna prestare massima attenzione a mantenere spente anche le opzioni relative a Google Foto per non duplicare i caricamenti massicci già attivi sugli smartphone della famiglia.

Gestire account multipli aggirando i limiti di sistema

L'applicazione ufficiale permette di associare un massimo di quattro account utente in contemporanea, passando da un disco virtuale all'altro dall'interfaccia principale. L'apertura di più profili crea processi paralleli estremamente esosi in termini di memoria di sistema. Sui computer meno recenti la presenza di quattro sincronizzazioni costanti in background degrada profondamente l'avvio della macchina e fa girare a vuoto le ventole di raffreddamento.

Per chi ha l'esigenza di mappare svariati archivi remoti annullando l'impatto sulle prestazioni, la soluzione ideale è seguire la rotta di Navigaweb affidandosi a RaiDrive per l'ecosistema Windows. Questo eseguibile di terze parti legge gli spazi di archiviazione online agganciandoli in sola lettura o in scrittura come normali unità di rete. Il vantaggio assoluto consiste nel bloccare alla radice qualsiasi sincronizzazione invisibile, interrogando le cartelle cloud unicamente su esplicita richiesta. I file appaiono immediatamente elencati senza mai attivare l'invio di dati nascosto verso i server esterni.

Per raggiungere risultati simili con i computer Apple si utilizza Cyberduck. Benché la grafica ricordi i vecchi programmi di trasferimento FTP, consente di integrare lo spazio di Mountain View in pochissimi clic. Si può esplorare l'archivio cloud spostando file in entrata e in uscita senza installare fastidiose estensioni di sistema che intaccano il kernel di macOS e le sue protezioni di sicurezza.

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