Spostare cartelle su OneDrive e Google Drive senza blocchi
I servizi di archiviazione online obbligano a spostare i file all'interno della loro directory dedicata per attivare l'aggiornamento automatico dei dati. Questo limite imposto dai provider forza l'uso esclusivo dei propri ecosistemi chiusi e impedisce il backup di elementi legati a programmi specifici. I salvataggi dei videogiochi, i profili dei browser o i progetti di lavoro possiedono percorsi rigidi e non tollerano spostamenti. Rompere la struttura originale di un software significa impedirne l'esecuzione.
Il sistema per ingannare il sistema operativo e i client cloud richiede l'uso dei collegamenti simbolici. Si tratta di falsi percorsi che fanno credere al computer che una cartella si trovi in un punto esatto, quando i dati risiedono fisicamente altrove. I normali collegamenti di Windows si limitano a reindirizzare l'utente e vengono ignorati dai programmi di sincronizzazione. I link simbolici e le giunzioni lavorano a un livello più profondo del file system NTFS. Quando un software interroga un link simbolico, riceve l'accesso diretto ai file originari ed elabora il percorso come se la cartella fosse realmente presente in quella posizione.
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La logica inversa per i servizi Cloud
I client moderni di Google Drive, OneDrive e Dropbox bloccano deliberatamente i link che puntano verso l'esterno della loro area di competenza. Per superare gli errori di sincronizzazione o i file duplicati, bisogna invertire il ragionamento di partenza.
I file originali devono essere spostati fisicamente all'interno della cartella del servizio cloud. Successivamente, si crea il collegamento simbolico nella posizione originale del computer, facendolo puntare verso lo spazio di archiviazione. Il sistema operativo e i programmi continueranno a leggere e scrivere i dati al loro posto abituale, mentre il client cloud sincronizzerà la cartella reale senza incontrare blocchi.
Esiste un'impostazione automatica che fa crollare l'intera struttura appena costruita. OneDrive e Google Drive rimuovono i file locali inattivi per liberare spazio sul disco fisso. Se il dato sparisce dal disco fisico per restare solo sui server remoti, il reindirizzamento si rompe. Bisogna cliccare col tasto destro sulla cartella spostata nel cloud e selezionare l'opzione per mantenere i file sempre disponibili offline sul dispositivo.
Creare collegamenti simbolici dal prompt
L'uso degli strumenti nativi di Windows garantisce un risultato pulito senza installare componenti aggiuntivi. La riga di comando richiede una sintassi precisa per eseguire l'operazione.
- Aprire il menu Start, digitare cmd e avviare il prompt dei comandi come amministratore.
- Digitare il comando mklink seguito dal parametro /D per i link simbolici di directory oppure /J per creare una giunzione. Le giunzioni risultano spesso più stabili con i client cloud e non richiedono privilegi elevati per la creazione.
- Inserire tra virgolette il percorso del finto collegamento da creare, seguito da uno spazio.
- Inserire tra virgolette il percorso della cartella reale esistente.
- Premere Invio per confermare la creazione del ponte tra le due posizioni.
Il comando assume questa forma esatta: mklink /J "C:\Utenti\Nome utente\Documenti\Salvataggi" "C:\Utenti\Nome utente\OneDrive\Salvataggi". Se l'operazione va a buon fine, il terminale restituisce un messaggio di conferma e nel percorso originale compare un'icona di cartella con una piccola freccia.
Gestire i collegamenti con interfaccia grafica
Operare dal terminale richiede tempo per chi deve gestire decine di percorsi o aggiornare frequentemente la mappa del disco. Aggirare le limitazioni di Windows integrando funzioni avanzate nei menu contestuali è la rotta di Navigaweb per mantenere il pieno controllo sul sistema senza perdere ore in configurazioni testuali. Esistono piccoli programmi gratuiti progettati per questo scopo specifico.
Link Shell Extension si fonde in modo nativo con Esplora File. Dopo l'installazione, basta cliccare col tasto destro sulla cartella reale e selezionare la voce per raccogliere il percorso. Spostandosi nella directory di destinazione, un altro clic col tasto destro permette di rilasciare il collegamento simbolico o la giunzione. Il processo diventa veloce come un normale copia e incolla.
Symlinker offre un'interfaccia a finestra indipendente, ottima per non appesantire i menu di Windows. Il software risulta leggerissimo e permette di indicare la cartella di origine usando un pulsante di navigazione. L'utente definisce la destinazione del collegamento e preme il tasto di creazione, annullando il rischio di digitare percorsi errati nel terminale.
NTFSLinksView di NirSoft non crea i link ma scansiona il disco rigido per mostrare una lista completa di tutti i collegamenti attivi. Questo strumento diventa indispensabile per rintracciare vecchi reindirizzamenti dimenticati nel tempo e verificare che le directory cloud stiano puntando ai percorsi corretti prima di una formattazione.
gestione collegamenti
La gestione a lungo termine di queste scorciatoie spaziali richiede alcune accortezze per non perdere i dati archiviati.
- Rimozione sicura dei collegamenti. Per eliminare un link simbolico o una giunzione basta cancellare l'icona con la freccia usando il tasto Canc. Questa azione rimuove solo il reindirizzamento e lascia totalmente intatti i dati nella cartella reale di destinazione.
- Cancellazione accidentale dei dati. Eliminare i file all'interno del collegamento simbolico cancella fisicamente gli elementi anche nella cartella vera. Il link funziona in tutto e per tutto come un accesso diretto ai file originali.
- Differenza tra Hard Link e Junction. Gli Hard Link agiscono unicamente sui singoli file, mentre le giunzioni e i Link Simbolici operano su intere directory. Per spostare enormi moli di dati sui server remoti, le giunzioni rappresentano la via più sicura.
- Reinstallazione del sistema operativo. Formattare la partizione principale di Windows distrugge tutti i collegamenti creati. Bisogna ricrearli manualmente sul nuovo sistema, anche nel caso in cui i dati fisici risiedano intatti su un disco secondario isolato o nel cloud.
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