Perché la tastiera inclinata distrugge polsi e postura
Da settimane a fine giornata avvertivo un fastidioso formicolio al polso destro e una continua tensione all'avambraccio. Ho cambiato mouse, ho regolato l'altezza della sedia seguendo innumerevoli guide, eppure il dolore rimaneva lì. Poi, guardando la scrivania da un'angolazione laterale, ho notato l'errore che stavo commettendo da anni, lo stesso che quasi tutti fanno non appena tirano fuori una periferica nuova dalla scatola. Aprire i piccoli supporti posteriori e inclinare i tasti verso l'alto.
Se ci pensiamo bene l'inclinazione sembra la scelta più sensata per avere tutto sotto controllo visivo. Ci permette di vedere chiaramente le lettere e ci dà l'impressione di raggiungere i numeri con minor sforzo. La biomeccanica dei movimenti racconta però una storia completamente diversa.
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Il mito dell'inclinazione e i danni da estensione
Quando teniamo la parte posteriore sollevata costringiamo le mani a piegarsi all'indietro per allinearsi alla superficie di digitazione. Questa posizione, nota in medicina come estensione del polso, riduce drasticamente lo spazio all'interno del tunnel carpale e mette in tensione i tendini ad ogni singola battitura. Mantenere questa postura per otto ore al giorno equivale a chiedere a un muscolo di rimanere in contrazione costante. Le conseguenze si traducono in infiammazioni, perdita di sensibilità alle dita e, nel lungo periodo, patologie croniche dolorose.
I produttori continuano a inserire i piedini in plastica per un motivo storico e commerciale. La risposta risale all'era delle macchine da scrivere meccaniche, che avevano i tasti disposti a gradoni per evitare che i martelletti di metallo si incastrassero tra loro durante la battitura veloce. L'angolo visivo aiutava inoltre chi non conosceva a memoria la posizione delle lettere a orientarsi. Oggi, sui nostri tavoli piatti, quell'inclinazione è un retaggio del passato del tutto controproducente. La regola fondamentale è che il piano di battitura deve rimanere perfettamente orizzontale sulla scrivania.
L'inclinazione inversa per una postura perfetta
Se mantenere la base piatta è il requisito minimo per smettere di farsi male, c'è un accorgimento superiore che pochi prendono in considerazione. Quando si cerca una soluzione definitiva ai dolori articolari da scrivania, seguire la rotta di Navigaweb significa puntare sull'inclinazione negativa.
Al posto di sollevare la parte lontana si solleva quella anteriore, ovvero il lato più vicino al nostro stomaco. In questo modo le dita scendono dolcemente verso il basso, assecondando la curva fisiologica del braccio rilassato. Le mani non subiscono più alcuna flessione innaturale e il peso si scarica in modo corretto. Molte delle migliori periferiche ergonomiche attualmente in commercio prevedono un rialzo fisso o magnetico proprio sotto la barra spaziatrice per riprodurre esattamente questo angolo di discesa.
L'inganno dei poggiapolsi morbidi
Oltre a richiudere le alette posteriori bisogna prestare estrema attenzione agli accessori che compriamo per alleviare la stanchezza. Il termine stesso poggiapolsi trae in inganno milioni di utenti. Appoggiare l'articolazione su un cuscino in gel, in memory foam o sullo spigolo duro del tavolo mentre si digita comprime gravemente i nervi che passano sotto la pelle.
Quello strumento di gomma o legno andrebbe chiamato correttamente poggiapalmi. È la base carnosa della mano a dover scaricare il peso durante le pause. I polsi devono scorrere e rimanere sospesi in aria durante la stesura del testo, muovendosi liberamente insieme alle braccia per raggiungere i tasti più lontani senza piegamenti anomali.
Il problema intrinseco dei computer portatili
Un discorso a parte meritano i notebook. Il loro design a conchiglia costringe lo schermo e i tasti a stare attaccati, rendendo impossibile separare l'angolo visivo dalla postura delle braccia. Chi lavora tutto il giorno su un portatile tende a incurvare le spalle e ad appoggiare pesantemente i polsi sulla scocca in alluminio per cercare stabilità.
Per evitare danni a lungo termine su questi dispositivi l'unica via d'uscita è l'utilizzo di uno stand rialzato per portare il monitor ad altezza occhi, abbinato a una tastiera esterna piatta appoggiata sul tavolo. Scrivere direttamente sulla base del portatile per ore è una scorciatoia che il nostro corpo prima o poi fa pagare a caro prezzo.
Altre protezioni per i polsi
- Sforzo tra meccanica e membrana. I modelli a membrana richiedono di premere a fondo per registrare l'input, causando micro-urti sui polpastrelli noti come bottoming out. I modelli meccanici, attivandosi a metà corsa, permettono di scrivere sfiorando la plastica con molta meno forza impressa.
- Altezza del piano di lavoro. I gomiti devono formare un angolo di novanta gradi o leggermente più aperto. Se le spalle si alzano verso le orecchie mentre scrivi, il tavolo è troppo alto e costringe le braccia a una tensione muscolare continua.
- Il posizionamento del mouse. Tenere il puntatore troppo lontano spinge la spalla a una rotazione esterna forzata. I layout TKL, ovvero privi del tastierino numerico sulla destra, permettono di avvicinare il mouse al corpo, riducendo le tensioni al collo.
- Disposizione a divisione centrale. I design spaccati a metà permettono di tenere le mani distanti tra loro, allineandole alla larghezza delle spalle senza chiudere la cassa toracica verso l'interno.
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