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Quanto vale una persona su internet per Google, Facebook e altre aziende?

Pubblicato il: 22 ottobre 2012 Aggiornato il:
Come funziona e quanto vale la raccolta di dati ed il monitoraggio delle persone su internet dalle aziende pubblicitarie
Quante vale chi naviga in internet Ogni persona che naviga su internet ha un valore economico in soldi per le aziende ed i siti web visitati.
Non è un fatto nascosto che aziende come Google e Facebook mantengano una scheda su tutto quello che viene cercato e visto su internet.
In questo modo le aziende sanno perfettamente cosa piace e cosa non piace alle singole persone e possono mostrargli annunci pubblicitari personalizzati.
Ma queste aziende non sarebbero mai così ricche se dipendesse solo dalle pubblicità.
Soprattutto per quanto riguarda Facebook infatti, le schede di ogni persona possono essere vendute ad aziende esterne che vogliono fare campagne di marketing mirate ed hanno bisogno di ricerche di mercato.
Esse possono facilmente trovare la risposta a domande come: Quale colore piace ai romani di vent'anni oggi?.
Per fortuna tali dati restano comunque anonimi quindi nessuno dovrebbe mai venire a conoscenza che a Claudio Pomhey piace il blu.

In sostanza, tutti noi siamo oggetto di vendita, su Internet, attraverso venditori come Google, Facebook, Twitter, LinkedIn e altri, ad un costo sconosciuto!

Per raccogliere dati personali e di navigazione vengono usati dei bot ossia dei programmi sofisticati nascosti nei codici html dei siti, che seguono l'utente su internet lasciando un segno sui computer sottoforma di cookie.
Ad esempio, anche il pulsante "Mi Piace" di Facebook che si vede qui in alto a destra traccia le visite per conto del social network.
Tali bot possono registrare:
- quando si fa click,
- quali pagine vengono visitate,
- Quali pagine vengono messe nei preferiti,
- Che tipo di pagine si chiudono,
- In quale parte di un sito si spende più tempo,
- Cosa si sta cercando,
- Da dove si naviga,
- il genere sessuale,
- l'età.

Perché le aziende impiegano tempo e denaro per tenere traccia delle attività online? I motivi sono essenzialmente tre: per creare dati statistici aggregati in forma anonima, per indirizzare meglio gli annunci pubblicitari, per migliorare i prodotti.
Si può facilmente verificare come le ricerche su Google cambino a seconda del computer che viene usato e dell'account utente registrato.
Su Facebook e su Twitter si può notare la comparsa di pubblicità che corrispondono agli argomenti a cui si è più interessati e lo stesso vale per Linkedin.

Per rispondere alla domanda del titolo, non vi è alcun dato certo su quanto vale una singola persona su internet; gli esperti dicono che sia un valore tra i 7 centesimi ed i pochi Euro.
Quanto più si utilizza Internet, più il valore sale.
Più si condividono cose online su Facebook o su Twitter, tanto più è seguito da altre persone ed il suo valore sale.
Strumenti come Klout possono determinare il valore di una persona per la sua attività digitale, a confronto con gli altri.
Pensando a quante persone usano internet nel mondo, si può provare a calcolare quanto Google, Facebook ed altre aziende guadagnino attraverso la raccolta e l'utilizzo dei dati.

Quello che interessa di più allora è sapere se ci sono violazioni dei propri diritti di cittadino libero e se c'è qualcosa di immorale in tutto questo meccanismo.
Il fatto è che, se è vero che a ciascuna persona viene data una valutazione economica, è anche vero che ogni utente che naviga su internet ha a disposizione tantissimi servizi online utilizzabili gratis e senza limiti.
Come per la TV, anche per tutti i siti internet la pubblicità è vitale affinchè continui la disponibilità di contenuti gratuiti.
Bloccare gli annunci nascondendoli è dunque sbagliato e se un sito dovesse abusarne, tanto vale non aprirlo più.
Inoltre uno dei principi cardini di internet è la condivisione quindi bloccare pulsanti, pubblicità, codici e quant'altro, va a rovinare l'esperienza di navigazione.
Internet non può funzionare correttamente senza i pulsanti di condivisione e chi dispone di un sito web, ci tiene che i suoi contenuti vengaon condivisi dai visitatori per diffonderli ad altre persone.
Rinunciare ad un minimo di privacy, stando attenti a non aprirsi troppo, è un prezzo, secondo me, accettabile per fruire in pieno della ricchezza e delle opportunità del world wide web.

Se però si avessero dubbi e si volesse impedire che i propri dati di navigazione finiscano nelle mani di aziende, l'arma di difesa migliore contro la raccolta di dati personali è costituito dai plugin che impediscono il tracciamento.
Tra questi, uno dei migliori è Abine compreso nelle opzioni di privacy e protezione dal monitoraggio di Internet Explorer.
La protezione di Abine può essere installata, sotto forma di estensione, anche per Chrome, Firefox, Safari e Opera, scaricando il plugin Do Not Track Plus.
Ci sono anche altri programmi per non farsi tracciare online dai siti bloccando la raccolta di dati personali come PrivacyFix e Ghostery, potenti software di protezione della privacy online.
Un'estensione come Lightbeam Firefox permette di vedere, per ogni sito che si visita, se ci sono codici di tracciamento ed, eventualmente, bloccarli.

Per concludere, il processo di monitoraggio su internet è complesso ed è anche difficile immaginare come funzioni realmente.
Tutto ciò che potevo capire è che ogni persona, in qualità di cliente, è identificato da un ID digitale.
Tutti i dati relativi all'utilizzo di Internet vengono quindi aggregati per ogni ID e vengono venduti o utilizzati per trarre profitti.
Questo processo può essere un male da chi non vuole essere "usato" per fini economici di altri ma, tutto considerato, fino a che il proprio nome non esce chiaramente in qualche lista commerciale e finchè ogni dato raccolto rimane comunque anonimo, si tratta di un naturale scambio tra utente e fornitore di cui non è necessario preoccuparsi, anche tenendo presente i numerosi strumenti per difendersi da chi ne abusa.

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