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Cosa è permesso e cosa no su Twitter, Facebook, Linkedin e Google+

Pubblicato il: 6 febbraio 2012 Aggiornato il:
TOS Facebook, Google+ Twitter I social network, in particolare Facebook, Twitter e Linkedin, i più usati in Italia e l'emergente Google+, permettono l'iscrizione gratuita e facile ma non incondizionata.
Ci sono infatti delle regole comportamentali che molti utenti ignorano completamente e la cui violazione può portare al ban dal social network, a volte senza alcuna spiegazione.
Ci sono moltissimi casi di account bannati e sospesi da Facebook o di utenti cancellati da Google+ per non aver utilizzato il nome vero.
Il problema non è solo che nessuno legge i TOS (termini di servizio) di Facebook o di Twitter ma anche che ciascun social network ha regole diverse e, spesso, un comportamento è ritenuto accettabile in uno, ma non è permesso negli altri.
Vediamo allora le differenze nelle regole dei vari social network, su cosa si può fare e cosa no per evitare di essere bannati.

1) Google+, il social network più recente, fino a poco tempo fa aveva complesse e talvolta contraddittorie pagine per i termini di servizio.
Di recente tale normativa è stata semplificata e si può leggere in questa pagina.
L'unico problema è che, se il proprio account oggi venisse bannata da Google+ per motivi gravi, potrebbe essere anche escluso da Gmail e da altri servizi Google.
In un'altra pagina ci sono le norme della community e le regole sull'uso del nome che oggi permette anche di usare pseudonimi e non per forza il nome vero come agli inizi.

2) Facebook ha solo una pagina per il TOS con la Dichiarazione dei diritti e delle responsabilità.
Per rimanere in regola bisognerebbe però anche essere informati sulle norme sull'utilizzo dei dati e sulle linee guida sulle promozioni.

3) Twitter ha la pagina sui termini di servizio ma soprattutto sono importanti le regole di Twitter sull'abuso di spam ed i consigli per denunciare o bloccare gli utenti offensivi.
Recentemente Twitter ha affermato di poter filtrare i contenuti su richiesta delle autorità dei paesi, cosa che prima non succedeva.

4) LinkedIn ha un chiaro e dettagliato contratto con l'utente, forse il più semplice tra questi social network.

Senza andare a legger ogni dettaglio dei vari documenti ufficiali e provando a fare una sintesi globale vediamo allora quali sono le attività consentite e quali no.
Naturalmente, su tutti i social network non è mai permesso:
- minacciare o insultare altri utenti.
- pubblicare contenuti sessualmente espliciti o di gioco d'azzardo.
- promuovere attività pericolose e illegali.
- trasmettere virus e malware.
- inviare spam.
- acquistare voti o "mi piace" o sollecitarli in qualsiasi altro modo.
- utilizzare software per automatizzare la condivisione di contenuti attraverso il newtork (tranne che per programmi ufficiali o autorizzati, o che utilizzino correttamente le API del servizio ufficiale).
- fingere di essere un'altra persona.

Altre attività possono essere permesse in alcuni e non in altri e possiamo fare la seguente sintesi:

- Anche se non ci si può fingere un'altra persona, in Facebook, Twitter e Google+ è permesso registrare un profilo con pseudonimo, senza quindi usare il proprio vero nome.
Questo non è assolutamente permesso in Linkedin che richiede l'iscrizione con nome e cognome reali.

- Un utente può gestire più account diversi e con nomi diversi soltanto in Google+ ed in Twitter sempre che non siano identici o sovrapposti.
Su Facebook e Linkedin la creazione di più profili della stessa persona non è invece permessa.

- Utilizzare l'account di un'altra persona è permesso, se si ha l'autorizzazione, su Google+ e Twitter, non in Facebook e Linkedin.

- Non ci sono regole per la foto del profilo su Facebook, Twitter e Google+ mentre invece Linkedin richiede una foto riconoscibile di se stesso.

- Twitter è l'unico che accenna riguardo il destino degli account inattivi che possono essere rimossi dopo 6 mesi.

- Un profilo non può essere quello di un business o di una società su Google+ (che ha le pagine Business apposite) e su Linkedin dove ogni profilo deve essere per forza una persona vera.
Su Facebook non è menzionato ma non si può creare un profilo business o di un qualcosa che non è una persona anche perchè ci sono le pagine fan per quello.

- Un profilo non può guadagnare soldi con la pubblicazione di informazioni a pagamento o con la vendita di prodotti, su Facebook e su Linkedin.
In Twitter e Google+ questo non è menzionato.

- Il limite di età c'è su Facebook che non permette l'iscrizione a presona di età inferiore a 13 anni e su Linkedin (18 anni).

- La vendita dell'account è disciplinata solo su Twitter in cui deve essere richiesta l'autorizzazione.

- Interessante infine la regola di Facebook che prevede l'impossibilità di iscriversi nuovamente dopo un ban, senza richiedere il permesso.

In linea generale lo spam non è permesso ma i social network presi qui in esame fanno delle distinzioni ed interpretano diversamente il concetto di spam.
Tutti tranne Twitter impediscono la diffusione di annunci promozionali o pbblicitari a meno che non siano autorizzati.
Google+, Twitter e Linkedin proibiscono di aggiungere amici con troppa fretta.
Curiosamente sul TOS di Facebook non c'è nulla a riguardo anche se, provando ad aggiungere tanti amici insieme si riceve l'ammonizione e viene bloccato l'account temporaneamente.

Anche imparando a memoria il TOS, non si può stare sicuri che il proprio account rimanga in vita per sempre.
Questo perchè le regole possono cambiare da un giorno all'altro e quello che è permesso oggi può non esserlo domani.
Per interpretare certe regole poi servirebbe un esperto legale per la loro vaghezza.
Ad esempio, Facebook impedisce la pubblicazione di contenuti che contengono nudità o violenza gratuita ma le polemiche sono state grosse quando furono rimosse le foto di un innocente bacio tra due uomini oppure di una mamma che allattava il figlio.
Lo spam poi rimane di difficile interpretazione: può essere che si insista troppo nell'invitare i propri amici ad un evento e, per questo, essere segnalatati come spammer.
Questo è il problema di qualsiasi social network: alcuni utenti considerano perfettamente normali cose che invece altri ritengono invadenti e autopromozionali.

D'altra parte, in linea generale, se non si offende nessuno, non si dovrebbe essere bannati e, anche in casi di sospensione dell'account, si può sempre richiedere la riconsiderazione per riattivarlo.

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