Data:
5 maggio 2008
Scritto da:
Claudio Pomhey
Le richieste riguardano, non solo il sequestro degli elenchi e l’oscuramento dei siti che li offrono, ma anche un risarcimento che ammonta a 20 miliardi di euro da distribuirsi tra i 38 milioni di contribuenti italiani , 52 euro circa per ciascuno di essi.
Il Codacons però, essendo rappresentante non solo dei contribuenti offesi ma anche di chi non è riuscito a coprirsi gli occhi davanti ai numeri scritti sui famigerati elenchi, ha anche chiarito quando la diffusione di una denuncia dei redditi non costituisce reato: redditi di soggetti pubblici (persone o enti) o destinati a finalitá pubbliche e i redditi di soggetti dello spettacolo, della politica,dello sport, della societá civile; «In pratica - ha concluso il presidente del Codacons Rienzi - chi vuole mettere il naso negli affari altrui deve avere un interesse qualificato e concreto, come stabilisce l'art. 25 della legge 241/90, e deve in ogni caso lasciare traccia della sua domanda di accesso e del suo interesse. Ciò anche ai fini della responsabilitá che su di lui incombe ove il dato venga diffuso a terzi per sua colpa».
L’Agenzia delle entrate è , in queste ore, immersa nella bufera, tutta la documentazione relativa alla pubblicazione dei dati, è già stata trasmessa alla polizia postale, che in queste ore sta rintracciando i dipendenti e i funzionari dell'Agenzia, tutte le persone che in qualche modo hanno avuto a che fare con la pubblicazione delle liste saranno identificate e interrogate come persone informate sui fatti.
Saranno perseguiti penalmente rischiando anche il carcere coloro che useranno i dati relativi alle dichiarazioni dei redditi sottratti dal sito dell'Agenzia delle Entrate facendone un uso improprio compresi chi trasferisce dati all'estero e chi si scambia i dati con il sistema peer-to-peer.
Serviva invece la dichiarazione degli esperti dell'Istituto di informatica e telematica del Cnr di Pisa ammettere che, una volta pubblicati in rete, la «rimozione» assoluta di file di testo, immagini o video che siano, di fatto «è praticamente impossibile».
Ma effettivamente, rischia qualcosa chi ha scaricato le dichiarazioni dei redditi del 2005?
Denunce e minacce non devono far venire alcun timore a nessuno, i dati sono online, rimarranno sulla rete per sempre, sia che vengano scaricati sia che vengano ignorati, sono facilmente modificabili "ad arte", avranno sempre meno rilevanza pratica.
La domande che rimangono aperte sono "Perchè sono stati diffusi online i redditi?" "Di chi è la colpa di tale diffusione?"
La cosa certa è che la vecchiaia, nell'anagrafica e nella mentalità, e la presunzione dei nostri governanti e dei vertici delle nostre istituzioni, che continuano ad ignorare la forza mediatica di internet, e cercano di tamponare le fughe di informazioni con improbabili ed assurde minacce di denunce penali, costituiscono un freno al rinnovamento e alla crescita nazionale.
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2 commenti per questo articolo; Scrivi anche la tua opinione!
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5 maggio 2008 23.44
claudio, ti ho risposto qui
complimenti per il blog, vedo che sta andando alla grande per numero di visitatori ;)
6 maggio 2008 1.09
grazie, quando la notizia è una bomba nazionale viene letta da tutti e fa piacere, speriamo che quando si sgonfierà rimarrà comunque qualcuno a leggermi!!